Come il sistema satellitare viene utilizzato a favore delle previsioni meteo

Le previsioni del tempo e i satelliti.

La meteorologia moderna è una vera e propria scienza che fa uso di moltissimi mezzi tecnologici per misurare e monitorare i differenti parametri atmosferici, quali temperatura, pressione ed umidità dell’aria, velocità e direzione dei venti. Tra i mezzi più complessi e sofisticati vi sono sicuramente i satelliti meteorologici che, grazie alla loro capacità di effettuare innumerevoli misure su larga scala, hanno permesso una sempre maggiore precisione nella scienza delle previsioni meteo.

Le misure dei parametri atmosferici con sistema satellitare avviene prevalentemente grazie a due differenti tipologie di satelliti: geostazionari o polari. Questi due differenti satelliti non si distinguono solo per l’orbita che percorrono, ma anche per le altezze dell’orbita e per il numero di satelliti necessari per avere informazioni sui diversi parametri atmosferici.

I satelliti geostazionari, infatti, hanno un tempo di rivoluzione corrispondente a quello della rotazione terrestre per cui sono sempre fissi su un particolare punto della terra risultando fondamentali per valutare l’evoluzione dei differenti parametri atmosferici nel tempo.

La loro orbita avviene a 25800 km dalla superficie terrestre, altezza che, appunto, permette il movimento geostazionario. Dalla posizione dell’orbita e grazie al loro raggio d’azione, bastano cinque satelliti geostazionari per coprire tutto il globo fornendo quindi informazioni accurate sul meteo e non solo.

I satelliti polari, invece, occupano un orbita che si trova a soli 800 km dalla superficie terrestre e non occupa una posizione fissa ma passa solo due volte al giorno in ogni singola posizione. Per potere avere informazioni dettagliate sulle condizioni meteo tramite satelliti polari, quindi, è necessario un numero maggiore di satelliti.

satelliti-meteoPrevisioni meteo e satelliti: un po’ di storia

L’utilizzo dei satelliti meteorologici per incrementare i dati e le informazioni utili alle previsioni del tempo risale al 1959, quando la NASA lanciò in orbita il Vanguard 2. Questo primo esperimento, tuttavia, non ottenne i risultati sperati, e solo l’anno dopo, con il Tiros 1 si poterono ottenere le prime immagini satellitari della copertura delle nubi sulla terra e le prime misure di dati meteo dallo spazio.

Il successo di questa operazione portò gli americani a sviluppare e migliorare sia i satelliti stessi che le tecnologie per i rilevamenti meteo per cui, nell’arco di pochi anni, si inviarono in orbita satelliti in grado di puntare sempre le strumentazioni verso la terra per una raccolta dati sempre più precisa.

Tuttavia, solo nel 1974 l’orbita dei satelliti divenne geostazionaria, e solo alla fine degli anni Settanta anche altre nazioni inviarono in orbita i propri satelliti, assicurando una copertura completa per la raccolta dati per le previsioni del tempo.

Le strumentazioni di bordo

A differenza delle stazioni meteorologiche a terra, le previsioni meteo via satellite non vengono fatte con i classici termometri e barometri, ma tramite immagini scattate nei canali del visibile e dell’infrarosso.

Queste immagini vanno poi lette, ossia interpretate, trasformando i diversi colori in corpi che emettono o riflettono radiazioni differenti. Inoltre, le immagini scattate all’infrarosso permettono di distinguere le differenti temperature della terra e delle coperture nuvolose.

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